Somministrazione temporanea di alimenti e bevande: la Regione Veneto dichiara guerra agli abusi

Con una circolare diffusa il 7 gennaio del 2009 l’Assessorato alle  Politiche dell’Economia, dello Sviluppo, Ricerca e Innovazione ha invitato gli Enti locali ad un rispetto più rigido della normativa regionale e al  contrasto dei tentativi di elusione


Il proliferare incontrollato di “feste della birra, dell’anatra, della patata” è il sintomo di un sistema di elusione ormai sostenuto

 

 

La Finanziaria del 2002 (l. 28 dicembre 2001, n. 448) aveva consentito il superamento del regime autorizzativo a cui l’attività anche temporanea di somministrazione di alimenti e bevande era sottoposta sin dal 1931 (Regio Decreto n. 773). Tale “liberalizzazione” aveva però portato sul piede di guerra le associazioni di categoria degli esercenti, preoccupate di veder turbato il mercato da iniziative camuffate da sagre, fiere o altro al solo fine di eludere i vincoli per le attività di somministrazione professionale fissati della Legge  25 agosto 1991, n. 287.
La riforma del Titolo V della Costituzione, che aveva inserito tra le materie di competenza esclusiva delle Regioni la disciplina del commercio, di fatto aveva allontanato una rapida soluzione legislativa del problema.
La Regione Veneto, con l. r. n. 29 del 21 settembre 2007, è ritornata sulla materia, imponendo un regime autorizzativo semplificato per la somministrazione di alimenti e bevande promossa nell’ambito delle classiche Fiere, Sagre e feste in genere organizzate dalle associazioni di volontariato. In particolare l’art. 11 prevede che “In occasione di fiere, feste o di altre riunioni straordinarie di persone, ivi comprese quelle promosse dalle associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383 “Disciplina delle associazioni di promozione sociale”, il comune può rilasciare autorizzazioni temporanee alla somministrazione di alimenti e bevande in deroga alla programmazione comunale in materia. Esse sono valide soltanto per il periodo di effettivo svolgimento delle predette manifestazioni, sempre che il richiedente sia in possesso dei requisiti morali e professionali ed eserciti direttamente l’attività di somministrazione”.
Tale normativa regionale dunque prevede sì un regime agevolato a vantaggio delle attività di promozione sociale, ma nel contempo pone dei paletti legati all’identità dei soggetti proponenti e sulla durata delle autorizzazioni temporanee, che non può essere superiore a trenta giorni consecutivi.
Dopo una prima fase applicativa si sono riscontrati numerosi episodi di forzatura della normativa, che hanno finito per danneggiare il mercato di chi esercita professionalmente l’attività di somministrazione di alimenti e bevande e l’immagine dei tanti volontari che agiscono nel pieno rispetto della legalità.
Con una circolare emanata in data 7 gennaio 2009 ed indirizzata a tutti i Comuni del Veneto, l’assessore all’Economia, Sviluppo, Ricerca e Innovazione, Vendemiano Sartor, ha invitato gli Enti locali ad effettuare controlli più penetranti per scongiurare elusioni della normativa in materia.
L’assessore esordisce premettendo che “Sono stati segnalati: svolgimento da parte di associazioni, gruppi e comitati di attività di banchetti in occasione di ricorrenze quali matrimoni e  prime comunioni, in assenza dei requisiti professionali ed imprenditoriali; lo svolgimento, nell’ambito di sagre paesane e manifestazioni locali, accanto all’attività di somministrazione di alimenti e bevande, anche di iniziative commerciali che esulano dal contesto dell’evento, quali la somministrazione di cibi per asporto; l’eccessivo proliferare delle manifestazioni di cui sopra”.
Fenomeni più volte segnalati da Confcommercio e Confesercenti: «La diffusione degli abusi ha assunto negli ultimi anni dimensioni preoccupanti - spiega il dirigente della FIEPET-Confesercenti, Michele Lacchin - provocando un danno economico notevole a chi lavora nel pieno rispetto delle normative vigenti. Il proliferare incontrollato di “feste della birra, dell’anatra, della patata” e chi più né ha più né metta è il sintomo di un sistema di elusione ormai sostenuto».
Le associazioni di categoria sono concordi però nel non fare di tutta l’erba un fascio: «Sia chiaro - aggiunge Angelo Luni, segretario regionale Veneto FIPE-Confcommercio - che i nostri associati non intendono in alcun modo spingere all’adozione di misure che frenino l’attività dei tanti soggetti di volontariato sociale che sono la colonna portante della nostra Regione. Anzi, tutti riconosciamo il ruolo fondamentale di Parrocchie, Pro Loco, Amministrazioni comunali ed enti fieristici. Riteniamo che sia però giunto il momento di riportare nella legalità una fetta consistente di operatori del mercato di somministrazione bevande e alimenti che opera in barba alle normative vigenti».
Anche il presidente dell’UPLI (Unione Pro Loco) Veneto, Giovanni Follador, appoggia la linea della Regione: «Siamo in pieno accordo con l’assessorato all’Economia: ritengo che tocchi ai comuni vagliare con più attenzione la sussistenza delle condizioni per il rilascio dei permessi. Non servono nuove regole, basta solo farle applicare, non solo formalmente ma nella loro sostanza e ragione d’esistere: per i sindaci non è affatto difficile verificare lo spirito con cui certe iniziative sono organizzate».
Il plauso unanime dunque per l’iniziativa dell’Assessorato Regionale, che contestualmente al richiamo sottolinea alcuni fondamentali aspetti: l’esercizio dell’attività di somministrazione deve essere effettuato in modo diretto da parte del richiedente; debbono essere rispettate le prescrizioni in materia di edilizia, urbanistica, sanità e tutela dell’inquinamento acustico e della sicurezza. Il carattere religioso, benefico o politico di manifestazioni sottoposte a regime autorizzativo agevolato deve essere concretamente verificato dal Comune.
«Dopo questa netta presa di posizione - chiosa Luni - ci aspettiamo che vengano adottate le contromisure necessarie e emanate le sanzioni opportune per limitare il proliferare di questi abusi».
Momenti di aggregazione, di promozione sociale e del territorio proposti con grande sacrificio da parte di tanti soggetti quali Pro Loco e Parrocchie hanno diritto dunque a godere di iter burocratici semplificati. Si prospettano tempi duri invece, almeno in Veneto, per chi spacciandosi per ente no-profit promuove iniziative con finalità imprenditoriali, portando danno agli esercenti e all’immagine di chi davvero opera al servizio disinteressato della comunità. (a.p.)