Le coperture leggere alla conquista dello sport

Non solo strutture pratiche e resistenti ma anche curate nei particolari e nella qualità. Quello delle coperture leggere si conferma come un settore ricco di inventiva e in salute di cui recentemente ha cominciato ad accorgersi anche lo sport


Nel breve volgere di pochi anni si è passati dal tendone classico, «Quello del circo, per intenderci», afferma Pierpaolo Vaj di ASAL, a strutture finemente curate e usate per gli impieghi più differenti.

Basta pensare a quante sono le occasioni in cui c’è bisogno di un riparo dal sole o da altri agenti atmosferici che, magari, pur se non troppo intensi finirebbero con il rovinare lo svolgersi di una iniziativa.

Grazie alle coperture leggere invece, con una modica spesa si può adeguatamente far fronte ai disagi delle diverse situazioni. In un certo senso questo tipo di strutture costituiscono l’evoluzione ultima della “tenda” e dunque simboleggiano anche il progresso che l’uomo ha portato avanti partendo dal semplice telo, tenuto teso per proteggere dal sole, fino a giungere ai materiali utilizzati oggigiorno quali il PVC e altri innovativi ritrovati utilizzati per la copertura, e detti “traspiranti”, che scongiurano l’effetto serra all’interno del padiglione rimovibile.

 


Sempre più spesso capita di vedere vecchi e ingombranti gazebo così come angusti e antiestetici furgoni essere sostituiti da questi nuovi ritrovati.

Basta pensare allo sport che ha progressivamente aumentato l’uso delle tendostrutture leggere a scapito di più complesse “hospitality” fatte di pesanti tralicci di tubi sui quali venivano fissati pannelli in legno. Specie quando si ha a che fare con discipline sportive itineranti le coperture leggere con anima in alluminio o acciaio permettono di ottimizzare i tempi senza sacrificare il risultato.

Oggi in un decimo del tempo necessario in precedenza, cronometristi e giudici vengono ottimamente posizionati mentre anche le rappresentanze delle squadre o dei singoli atleti con un piccolo sforzo (e l’utilizzo di moquette unitamente alle strutture amovibili) risolvono il problema di offrire una degna accoglienza a chi si rivolga presso di loro.

Il primo pensiero va al ciclismo che nelle grandi occasioni; quali ad esempio le grandi corse a tappe (Giro d’Italia, Tour de France ma anche i Campionati del Mondo); fa un larghissimo uso di queste moderne evoluzioni della tenda che sono da montare e smontare ogni giorno. Il ciclismo non è uno sport particolarmente ricco (anche se i suoi protagonisti, che tuttavia sono il 2-3% del totale, hanno contratti da capogiro) e le squadre ciclistiche, anche le più prestigiose, raramente hanno più di un inserviente con sé. «Succedeva così - afferma Franco Massardi, meccanico della Selle Italia di ciclismo - che anche noi dovessimo montare le “hospitality” prima ancora, magari, di poter iniziare a lavorare sulle bici dei ragazzi».

 


Altro sport che si giova non poco di queste nuove coperture è quello dell’automobile, in tutte le sue forme. Un piccolo stand ultraleggero non manca mai, ad esempio, come punto di rappresentanza nel retrobox dei circuiti di Formula 1 anche se è soprattutto nei rally che l’utilizzo di queste strutture assume una rilevanza notevole. «Nei rally - spiega in una intervista concessa ad un sito britannico David Richards, boss della Subaru 555 impegnata nel Mondiale Rally - non disponiamo delle comodità dei circuiti; bene e spesso non abbiamo neppure un po’ di asfalto o uno spazio piatto sul quale organizzarci per le pulizie accurate che dobbiamo effettuare sulle nostre auto (che dopo una giornata di gara vengono smontate e rimontate quasi pezzo per pezzo per precauzione). Ebbene queste strutture ultraleggere fanno proprio al caso nostro. Si montano in un attimo e permettono di lavorare con le migliori condizioni possibili (soprattutto di luce) anche in caso di manutenzione straordinaria. In più - conlcude Richards, già impegnato in F1 con la BAR Honda e per questo anche esperto di comunicazione e marketing - sono personalizzabili anche gara per gara dato il loro costo modesto e la versatilità dei materiali che compongono la copertura».      (d.m.)