Anno 5 - N. 12 - Febbraio 2005
Un tempo era un semplice picnic, ora tra Pro Loco e parrocchie la giornata festiva è fatta di decine di persone, barbeque, carne ai ferri, stand e coperture per stare al fresco Dopo il letargo invernale, la giornata di Pasquetta era l’occasione in diverse comunità cittadine, di riallacciare il legame con la terra, con i suoi fiori, i suoi profumi, i suoi sapori, e suggellava in sostanza quel rapporto di terra-madre che la civiltà della campagna da sempre tramanda nei secoli. Oggi questa ricorrenza, invece, è più semplicemente una scusa per stare in campagna in compagnia di familiari e amici, per assaporare il piacere di vivere all’aria aperta, al sole, al vento di primavera. In ogni città o cittadina c’è sempre un “fuori porta” dove andare. Oggi ci pensano i tour operator con i loro pacchetti viaggio pasquali o i ristoranti dove si sta seduti e serviti, ma in realtà le persone stanno, negli anni recenti, vieppiù riscoprendo il piacere di vivere all’aria aperta scappando dalle città inquinate. Boschi di montagna e collina, boschetti di pianura, campi, argini dei fiumi, oasi naturali: tutti luoghi assai ambiti per festeggiare questo giorno spensierato. Tuttavia i gruppi di amici e le famiglie italiane godono di un certo benessere e sempre meno spesso sono disposti a rinunciare a certi comfort. E allora ecco l’idea. Sempre più spesso, le parrocchie ed altri gruppi (anche di privati cittadini) nel giorno di Pasquetta si organizzano in pompa magna. Si è cominciato portandosi il barbeque da casa, senza dover più accendere il fuoco a terra in un cerchio di sassi, poi si è portara la spina per le bevande (che garantisce che il liquido all’interno rimanga fresco) e poi ci si è raggruppati per prendere in affitto tavoli, panche e tendoni. Bene e spesso sono gruppi come le parrocchie, le Pro Loco, i nuclei degli Alpini, il gruppo di cacciatori o quello di pescatori che, riunendosi, riescono a disporre di un budget che consente loro di fare le cose in grande. Ad esempio parliamo con don Gianlunca Rigoni che da anni nella parrocchia di San Piero in Bagno (in provincia di Cesena) coordina scampagnate organizzate: «La nostra è stata un’idea indotta da quelle che erano le nostre necessità. Era il 2002 e avevamo come ospiti sotto Pasqua alcuni bambini Bielorussi colpiti dalle radiazioni dell’incidente nucleare di Chernobyl (che invece è in Ucraina) del 1986. Stavamo facendo vivere loro la nostra festa di Pasqua che è fatta di fede, certo, ma come tutte le feste all’occidentale anche di molta sostanza, qualcosa che da quelle parti certamente non c’è. Avevamo festeggiato in parrocchia - continua il curato - e i bambini si erano divertiti moltissimo con giochi, dolci, bibite e le uova di Pasqua che alcuni piccoli biellorussi avevano conosciuto solo in Italia la prima volta in quell’occasione. Il giorno seguente, però, era Pasquetta e non avevamo intenzione di rinunciare alla scampagnata (come già nel 2000) solo perché i nostri ospiti non potevano rimanere a lungo esposti al sole. Tenerli a freno nel loro entusiasmo non è bello, perché ogni qualvolta li richiami per l’eccessiva esposizione al sole alcuni di loro si rabbuiano e si deprimono, come se li avessi fatti ripiombare nel loro incubo quotidiano. Occorreva una soluzione e fu uno dei nostri parrocchiani a darci l’idea. Noleggiammo uno stand di medie dimensioni con tanto di tavoli, panche e grande griglia per far quella che qui in Romagna chiamiamo “rustida”, la grigliata mista. Grazie al tendone i bambini non erano continuamente esposti al sole e potevano giocare senza che qualcuno di noi dovesse continuamente sorvegliarli. Ci eravamo piazzati lungo il corso del Savio, che nella nostra zona è ancora a regime torrentizio, ed è stato un successo. Pensi che ora, anche se non abbiamo ospiti i bambini leucemici, il tendone per Pasquetta lo prendiamo sempre, lo scorso anno abbiamo fatto festa con una comunità di handicappati, nel 2003 con dei ragazzi di una comunità di disintossicazione mentre quest’anno prevediamo di ospitare alcuni bambini della martoriata zona di Beslan». (d. m.) 
Inserisci un termine per iniziare la tua ricerca.
- Anno 1 - N. 1 - Aprile 2001
- Anno 1 - N. 2 - Giugno 2001
- Anno 1 - N. 3 - Ottobre 2001
- Anno 2 - N. 4 - Febbraio 2002
- Anno 2 - N. 5 - Giugno 2002
- Anno 2 - N. 6 - Settembre 2002
- Anno 3 - N. 7 - Marzo 2003
- Anno 3 - N. 8 - Giugno 2003
- Anno 4 - N. 9 - Febbraio 2004
- Anno 4 - N. 10 - Giugno 2004
- Anno 4 - N. 11 - Ottobre 2004
- Anno 5 - N. 12 - Febbraio 2005
- Anno 5 - N. 13 - Luglio 2005
- Anno 6 - N. 14 - Febbraio 2006
- Anno 6 - N. 15 - Settembre 2006
- Anno 7 - N. 16 - Marzo 2007
- Anno 7 - N. 17 - Giugno 2007
- Anno 7 - N. 18 - Ottobre 2007
- Anno 8 - N. 19 - Febbraio 2008
- Anno 8 - N. 20 - Maggio 2008
- Anno 8 - N. 21 - Settembre 2008
- Anno 9 - N. 22 - Febbraio 2009
- Anno 9 - N. 23 - Giugno 2009
- Anno 9 - N. 24 - Ottobre 2009
- Anno 10 - N. 25 - Febbraio 2010
- Anno 10 - N. 26 - Luglio 2010
- Anno 10 - N. 27 - Novembre 2010
- Anno 11 - N. 28 - Marzo 2011
- Anno 11 - N. 29 - Luglio 2011
- Anno 11 - N. 30 - Novembre 2011


Torna alla home page Lunardi